C'è un filo d'acqua che tiene insieme tutto il nord della Sardegna, e passa a pochi passi da qui. Il Coghinas non è un torrente stagionale: è un fiume vero, il più importante corso d'acqua del settentrione dell'isola, e la sua storia — dalla sorgente alla foce — racconta un pezzo di Sardegna che i visitanti spesso non immaginano.
Un fiume lungo centoventitré chilometri
Il Coghinas misura circa 123 chilometri ed è il terzo fiume della Sardegna per lunghezza, dopo il Tirso e il Flumendosa. Nasce nell'interno, alle pendici dei monti di Alà, sull'altopiano di Buddusò, e nel suo percorso raccoglie le acque di importanti affluenti fra cui il rio Mannu di Berchidda e il rio Mannu di Ozieri.
È una geografia che vale la pena tenere a mente: il fiume che vedi scorrere placido vicino a Santa Maria Coghinas ha già attraversato mezza Sardegna settentrionale, drenando un bacino enorme fatto di altopiani granitici, sugherete e campagne coltivate. Non è un dettaglio paesaggistico: è l'asse idrico attorno a cui si è organizzata la vita di questo territorio da millenni.
Il lago e la diga del Muzzone
A monte, il corso del fiume è interrotto in corrispondenza della stretta del Muzzone, dove uno sbarramento ha dato origine al lago del Coghinas, il secondo bacino della regione per estensione con una superficie di circa 17,8 km² e una capacità nell'ordine dei 254 milioni di metri cubi.
La diga è anche una pagina di storia industriale italiana: lunga circa 185 metri, alimenta un impianto idroelettrico entrato in funzione nel 1937 che fu il primo impianto in caverna realizzato in Italia. Dal Muzzone alla foce restano ancora una quarantina di chilometri di fiume, il tratto che attraversa l'Anglona e che ci riguarda più da vicino.
L'ansa termale di Casteldoria
Poco prima di aprirsi verso la piana costiera, il Coghinas disegna un'ampia curva ai piedi del colle di Casteldoria, sormontato dai resti della torre della fortezza medievale. È qui che accade la cosa più sorprendente di tutto il percorso: lungo le fratture della roccia vulcanica risalgono sorgenti termali con temperature molto elevate — le fonti riportano valori nell'ordine dei 65-72 °C, e in alcuni casi anche superiori — note e sfruttate fin dall'antichità per le loro proprietà terapeutiche.
L'acqua calda si riversa direttamente nel fiume, mescolandosi alla corrente fredda. Il risultato è un tratto in cui, in punti noti localmente come Li Caldani, si può fare il bagno in acqua tiepida praticamente tutto l'anno, anche d'inverno, con il vapore che sale dalla superficie nelle mattine fredde. È un'esperienza gratuita e spontanea, che convive con la storia più complessa dello stabilimento termale vero e proprio: verifica sempre lo stato di apertura delle strutture prima di programmare una visita.
Dalla campagna alla foce: San Pietro a Mare
Gli ultimi chilometri sono i più belli. Il fiume rallenta, si allarga, si divide fra canneti e banchi di sabbia, e sfocia nel golfo dell'Asinara in località San Pietro a Mare, nel comune di Valledoria. La spiaggia che accompagna la foce è lunga circa 1.400 metri e in alcuni punti raggiunge oltre cento metri di larghezza.
Qui l'acqua dolce e quella salata si incontrano creando una laguna e un ambiente di transizione di enorme valore naturalistico, tanto che l'area è riconosciuta come Sito di Importanza Comunitaria e Zona di Protezione Speciale. Le sponde sono orlate da canneti a Phragmites, che filtrano la luce e ovattano i rumori: passando dal mare aperto all'estuario in pochi metri, il paesaggio cambia completamente registro.
Chi ci vive: gli uccelli della foce
La combinazione di acqua dolce, acqua salmastra, canneto e sabbia fa di questo tratto una delle aree più interessanti del nord Sardegna per il birdwatching. È zona di sosta e nidificazione per numerose specie migratrici e stanziali: aironi e garzette, cormorani, folaghe, il raro pollo sultano e, in determinati periodi, gruppi di fenicotteri. Nei cieli sopra l'estuario si segnala anche il falco pescatore.
Per osservarli servono poche cose: un binocolo, orari giusti (prima mattina o ultima luce) e la disciplina di restare sui percorsi, senza avvicinarsi ai canneti in periodo di nidificazione.
In canoa e in kayak: il modo migliore per capirlo
Il tratto finale del Coghinas ha acque calme e riparate, ideali per canoa, kayak e stand up paddle. Risalire il fiume dalla foce è l'esperienza che consigliamo a chiunque passi qualche giorno da queste parti: si scivola in silenzio fra le anse, il rumore del mare svanisce alle spalle, gli aironi si alzano a pochi metri e il paesaggio si chiude in un corridoio verde.
Non serve essere esperti: l'assenza di corrente forte rende il percorso adatto anche a famiglie, purché si scelga una giornata senza vento forte — il maestrale, qui, sa complicare le cose. Porta acqua, cappello, crema solare e una custodia impermeabile per il telefono: le fotografie migliori, in questo posto, si fanno seduti sul pelo dell'acqua.
Il territorio comincia fuori dalla porta
Le Terme di Casteldoria sono a meno di due chilometri, la foce del Coghinas a una manciata di minuti: Blue Thermae Retreat è a Santa Maria Coghinas, in Via Giacomo Leopardi 5.